Non una storia da raccontare, scelte fatte o non fatte o dolorosamente subite, promesse tanto attese e a volte, forse troppe, deluse.
Non incontri nottambuli, lontano dalle insicurezze di un tempo, o vane attese nel monotono rotolare del giorno.
E neppure colloqui silenziosi, intorno a un tavolo a decifrar le nuvole, o sospiri lanciati altrove a cercare qualcosa di più, qualcosa di meglio, o qualsiasi altra cosa.
Né gelosie consumate nelle ore cave del dubbio, dove è più forte l’eco della verità.
Né sorrisi, caduti distrattamente nell’assurda distanza che trascina con sé le parole inizio e fine in un malinconico giro a perdere.
E neppure solitudini risolte, quando è troppo tardi per un ultimo abbraccio, o tristi addii risolutivi, ché quell’abbraccio, appeso al collo come una fede, non riescono proprio a scioglierlo.
Soltanto un uomo e una donna, soltanto questo, un ricordo sbiadito, informe, né capo né coda, caos, pagina bianca, miracolo delle nostre mani vuote.
Soltanto un uomo e una donna, soltanto questo, un ricordo sbiadito, informe, né capo né coda, caos, pagina bianca, miracolo delle nostre mani vuote.

