mercoledì 6 maggio 2009

la Telefonata

"Esco con Giulia, puoi non credermi ma è così". Esattamente tra trentasette minuti, non uno in più non uno in meno, scenderò da casa ripulito e tronfio. Mi catapulterò in macchina, imposterò lo stereo ad un volume improponibile ad orecchio umano, per galvanizzarmi un po’ ,e percorrerò la circonvallazione. Al cavalcavia svolterò per via Garibaldi, mi unirò ai suoi e li lascerò al semaforo per imboccare via Giulio Cesare. Con lui proseguirò, in assetto falange romana, sino a che la strada non si spaccherà in due tronconi. Mi si proporranno due alternative: via Camillo Benso di Cavour e corso Bartolomeo Diaz. Il dubbio non albergherà nel mio cuore, l’asfalto di Bartolomeo accoglierà le mie ruote. Giunto sulla costa sterzerò per via Vasco de Gama, lo accompagnerò nel suo viaggio per un tratto fiancheggiando il porto. Controsenzerò in vicolo Giovanni da Verrazzano. Proseguirò per viale Colombo in compagnia della Pinta, la Nina e la Santa Maria, circumnavigherò piazza Magellano, oltrepasserò cortile Vasco Nunez de Balboa, risalirò lungo corso Amerigo Vespucci, rallenterò all’altezza della statua di Marco Polo e parcheggerò il mio mezzo davanti al suo cancello. Lì mi renderò conto che facevo prima continuando per la circonvallazione, ma il pensiero della benzina consumata non mi sfiorerà, il panico avrà già otturato le mie viscere. Raggomitolerò le parole da usare, racimolerò l’ultima stilla di coraggio, solleverò l’indice, premerò il pulsante del citofono e sarà fatta.
 
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