mercoledì 6 maggio 2009

Arriva il Circo


Tutto diverso, un mondo nuovo, meraviglioso, ricco di promesse. Era così che gli appariva il futuro adesso. Un prestigiatore col suo bel berretto a sonagli in testa e un ventaglio di carte in una mano che ammiccando gli proponeva di sceglierne una. Un capannone di un circo itinerante nel quale avrebbe potuto fare ciò che voleva, diventare chiunque avesse voluto essere, o magari cambiare ogni giorno d’abito o se gli andava non esser proprio nessuno. Ed ecco a voi, signo’ e signo’, l’inimitabile e incontrastata stella del nostro spettacolo, Gianandrea Occhivivi, in compagnia del suo prodigioso amico: Caronte, il cane guercio. Che coppia straordinaria quei due, avrebbe commentato chi li avesse conosciuti. Sarebbe stato un largo sorriso sui volti stanchi dei suoi affezionati spettatori tra i pensieri lenti della sera prima di addormentarsi. Il suo sarebbe stato un programma ricco di sorprese e numeri avvincenti. Il lunedì avrebbe domato con audacia e mestiere gli artigli appuntiti della sua feroce ipocondria. Il martedì volteggiato sul trapezio della sua incrollabile stima in se stesso senza la rassicurante rete di scuse e giustificazioni di sempre. Il giovedì, nel cilindro capiente della speranza, avrebbe infilato paure, delusioni, amarezza e dubbi e con un gesto elegante, agitando il guanto bianco della fiducia, li avrebbe fatti svanire. Il venerdì, con scioltezza e precisione, avrebbe affrontato la fune delle sue nostalgie sorbendo il cocktail fresco dei progetti futuri, col mignolo all’insù e in bilico sulla punta di un piede solo. Il sabato, truccato di ironia, si sarebbe lanciato tra la gente col naso finto delle sue certezze traballando sulle scarpe gigantesche dell’autocritica. La domenica pomeriggio, invece, un numero sensazionale dedicato ai più piccini: in groppa al fedele Caronte, in un solo balzo avrebbe attraversato il cerchio infuocato del suo passato, superato le lame affilate di un pericoloso avvenire e infine sarebbe atterrato nel comodo sofà di un presente in miniatura, approntato, per l’occasione, al centro della pista. Mentre il mercoledì…bè! il mercoledì ci sono le partite di coppa in tv.
Era perfettamente cosciente di essere in balia di una delirante allucinazione ma non riusciva a smettere. Era così piacevole trastullarsi con quelle dolci fantasie. Le dita deambulavano pigre sul dorso peloso del cane accarezzando il sogno impossibile di un cambiamento che tardava ad arrivare. Puntuale, invece, l’erezione rosa che si celebrava tra le zampe posteriori di Caronte mentre la lingua appesa a un canino gli salivava commossa. Mancava solo qualcosa, o meglio qualcuno a quel domani così bello che germogliava come una ginestra nell’epicentro del suo cranio: LEI, il pensiero più costante della sua vita. Avrebbe dovuto saperlo che era cambiato, che era diventato una persona migliore, che gli erano spuntate le ali e adesso volava, che il suo sguardo, una volta incerto, aveva temperato la mira e ora puntava dritto davanti a sé. Si sarebbe finalmente accorta dell’errore che aveva fatto, e si sarebbe mangiata le mani, avrebbe urlato per la disperazione del tesoro che aveva perso e sarebbe tornata da lui, correndo. E Gianandrea? Come avrebbe reagito Gianandrea? Gianandrea la avrebbe accolta a braccia aperte, senza rancori e senza dubbi, ma con il ghigno, sospeso tra le labbra spremute, di chi per falsa modestia nasconde la gioia e l’orgoglio che una vittoria insperata gli produce. Come il goal dell’ex che si nega vanesio ai festeggiamenti in campo. Sarebbero nuovamente tornati insieme; lui e lei, lei e lui, lui lei e il cane, quasi un nucleo familiare. Decise che era il momento di avvertire Angelo di quegli incredibili propositi che gli apparivano già come compiuti. Serviva, poi, qualcuno che sancisse la legittimità di quella nuova unione e il suo amico più caro non poteva che essere il testimone ideale. Si risollevò da terra senza sforzo, con facilità e leggerezza, come se la gravità si fosse sottomessa alla sua forza interiore, e si diresse svelto verso la cabina telefonica che distava da lui pochi secondi da calpestare.

- “Ciao Ancelo, dove sei? Perfetto...ti chiamo là”.

Quali le parole più appropriate per annunciare la metamorfosi che intendeva intraprendere? In che modo comunicare all’amico di una vita che la propria esistenza è ad una svolta decisiva? Come coinvolgerlo in tutto questo?

- “Pronto...Ancelo ho una cosa da dir...no, prima ascolta...ma che dici...no, non mi va...è importante...per strada…si, a piedi...no, volevo fare due passi...ma che c’entra, ascoltami...non ne ho alcuna intenzione...sono cambiato...da solo, chi vuoi che ci sia...ci ho visto chiaro finalmen...ma sei pazzo? non vengo...ma mi ascolti...e chi sono?...non le conosco...mi è successa una cosa incredibi...sai bene che in quei posti non mi diverto...stavo camminando...adesso mi sto innervosendo...sono entrato...ti ho detto che non vengo...un vicolo strano...ci puoi andare da solo...e a quel punto ho capito...è inutile che insisti...come in un circo...e poi sono stanco...che un giorno sei...mi fanno male anche i piedi...e l’altro invece...non riuscirei a muovermi...così lei cambierà idea...non io, lei...quanto costa?...io, lei e il cane...l’ho trovato...che vuoi che ne sappia, un incrocio credo...tre anni forse...ma questo non ha importanza...niente collare...grazie a lui ho capito che...ci fa entrare gratis?...dovevo cambiare...ma tanto non vengo...e che cambiando me stesso...non mi piacciono le discoteche...lei tornerà da me...vai tu, io resterò qui un altro po’ e poi tornerò a casa insieme a Caron…”

Il rumore della cornetta, che disperata si suicidava impiccandosi all’apparecchio, fu brusco. Gianandrea spargeva il suo sguardo come olio, dappertutto, frugando tra le viscere di quel vicolo appena attraversato. Tornò sui suoi passi, sino al tempio dei rifiuti, vi rovistò dentro ma niente, Charlie Parker era svanito e l’Arizona dissolta nel nulla. La strada era ormai deserta, uguale a tutte le altre, vuota e senza senso. Caronte non c’era più. Qua e là qualche luce alle finestre si accendeva preoccupata per i rumori che dall’esterno agitavano la sua quiete. Giana, deluso e tradito, riprese l’altoparlante in mano, salvando la comunicazione da una morte certa, e mentre diceva…
- “Ti passo a prendere più tardi, pronto per le undici”.

Vide tra le ombre, qualche metro più in là, il caro Caronte. Trottava allegro, in compagnia di una cagnetta dall’aria superba e sofisticata, verso un mondo nuovo, meraviglioso, ricco di promesse.
 
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